ARCICONFRATERNITA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

con sede nella basilica di San Quirino di Correggio

 


LA CONFRATERNITA
VESTI E INSEGNE
LA BASILICA
SAN QUIRINO
CRONOTASSI DEI PRIORI
CRONOTASSI DEI SINDACI
IL CAPITOLO

STORIA DELLA CONFRATERNITA


Sul principio del XVI secolo sorse a Correggio un sodalizio dedicato al culto eucaristico. L’eresia protestante che rinnegava la transustanziazione delle specie sacramentali, unitamente ad una generale disaffezione di consistenti frange della popolazione ai sacramenti, imposero alla Chiesa di rinvigorire il culto in tutte le sue forme, specialmente verso il SS.mo Sacramento.

Le prime testimonianze documentarie comprovanti l’esistenza presso l’antica chiesa collegiata di San Quirino di una Compagnia o Società di devoti al Corpo di Cristo risalgono al 1511 e sono racchiuse in due distinti atti rogati dal correggese Francesco Merli: il testamento del cappellano di corte don Giorgio de Matia de Provezano[1], stilato il 22 dicembre e, due giorni più tardi, la compravendita di un terreno, nel quale è menzionato il Massaro della Compagnia, Jacopo del fu Cristoforo Gianotti, agente per conto della medesima nella stipula della scrittura[2].

Tuttavia la carenza di documentazione certa, prima di questa data, non ci consente di formulare altre ipotesi circa la nascita di questa importantissima confraternita. Se si tiene presente la storia delle confraternite correggesi, è facile ipotizzare che il Sodalizio fosse nato già sul finire del Quattrocento, magari sotto forma di semplice compagnia, senza il riconoscimento canonico delle autorità religiose.

Il culto eucaristico, fondamento del cristianesimo, è alla base della vita del fedele e per questo da sempre la Chiesa lo considera il maggior dono ricevuto da Cristo: se stesso offerto ai fedeli in anima e corpo. Fin dalle origini i cristiani partecipavano, in agape fraterna, al santo sacrificio dell’altare, ponendo l’Eucarestia al centro della loro attività, fedeli all’insegnamento evangelico dell’apostolo Giovanni nel capitolo VI: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.

L’erezione canonica della Società del Corpo di Cristo si deve a papa Paolo III (1534-1549) il 30 novembre 1539; la bolla [allegato 2/a], tutt’oggi conservata presso l’archivio capitolare della Collegiata di San Quirino, reca la firma del cardinal Giovan Domenico de Cupis (Vescovo di Ostia, Decano del Sacro Collegio e Protettore dell’Arcionfraternita del SS.mo Sacramento alla Minerva) e la data d’invio, 2 maggio 1542[3]. Furono i canonici di San Quirino a richiedere alla Santa Sede l’erezione canonica del Sodalizio, desiderosi di incrementare la devozione al Sacramento e garantire, al tempo stesso, il servizio ai sacri riti che si tenevano nella Basilica patronale. Come evidenziano alcuni passaggi della bolla, era desiderio del Romano Pontefice accrescere universalmente il culto eucaristico rendendo partecipi tutte le Confraternite del SS.mo Sacramento ai medesimi privilegi concessi all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, eretta nel 1538 nella chiesa Santa Maria Sopra Minerva a Roma[4], non ultimo quello di dotarsi di un proprio statuto[5].

Fin dalle sue origini la confraternita si caratterizzò per il suo predominante carattere di culto, legando le proprie sorti a quelle della collegiata. A tutti gli affiliati veniva chiesto di visitare quotidianamente la basilica e di assistere alla Santa Messa, di partecipare alla recita dei vespri nelle solennità, insieme ad un lungo elenco di obblighi di carattere spirituale e materiale.

L’iscrizione, aperta sia agli uomini sia alle donne, era soggetta ad una tassa annuale, con la quale il sodalizio sosteneva le spese di culto. A queste, ben presto, si sommarono le numerose donazioni e lasciti sotto forma di legati che i devoti istituivano per garantirsi le preghiere di suffragio dei confratelli. Tra i primi, in ordine di tempo, ricordiamo: il legato del canonico Giorgio de Pariete (18 agosto 1525, atto notaio Roberto Urini), del letterato Rinaldo Corso (23 settembre 1544, atto notaio Cristoforo Bottoni) e della contessa Veronica Gambara (14 agosto 1549, atto notaio Bartolomeo Zuccardi)[6].

L’aumento dei devoti che annualmente accorrevano ad iscriversi alla confraternita spinse, nel 1579, don Giberto da Correggio d’Austria, conte sovrano di Correggio, conte del Sacro Romano Impero e confratello del Sacramento, a dotare la Società del Corpo di Cristo di un proprio statuto, fissando in tre il numero degli Ufficiali: priore, sindaco (vice-priore) e massaro[7].

Al primigenio legame tra la compagnia correggese e quella dell’Urbe seguì il 16 aprile 1613, l’atto di aggregazione[8] per mezzo del quale fu possibile alla Confraternita del Sacramento di Correggio compartecipare alle accresciute indulgenze e privilegi spirituali concessi dai Pontefici all’Arciconfraternita madre riconfermando così l’erezione canonica ottenuta Settantun anni prima.

Durante le funzioni pubbliche ai confratelli del Sacramento di Correggio era fatto obbligo d’indossare la cappa che, stante allo statuto del 1579, era di colore rosso in onore al martirio del santo patrono Quirino[9]. La cappa prevedeva i cordoni rossi, un cappuccio per le uscite all’esterno ed una croce dorata sul lato sinistro. Nel 1624 la cappa divenne bianca mentre l’uso di portare la croce dorata durò fino al 1626; a partire dal 1643, la croce fu sostituita da uno stemma dipinto della confraternita (ostia raggiante sopra il calice), così come i cordoni mutarono colore, da rosso a bianchi di seta. Come spiegato da una piccola nota riportata a lato dello Statuto del 1763, si giunse alla decisione di cambiare il colore alle cappe, per un aspetto prettamente economico: i tessuti tinti avevano un costo elevato, rispetto al tessuto bianco, gravando eccessivamente sulle casse del Sodalizio.

L’uso della cappa tardo seicentesca è giunta fino ai nostri giorni con poche modifiche (il cappuccio è stato sostituito da una pellegrina con bordure blue, dal colore degli antichi fiocchi che chiudevano le cappe alla gola) e risulta ancora oggi utilizzata dai confratelli.

Tra le numerose processioni a cui i confratelli e le consorelle erano chiamati a partecipare, meritano menzione quelle col Santissimo Sacramento del giorno del Corpus Domini e nella sua Ottava, del Giovedì Santo ai sepolcri, del Venerdi Santo, della Domenica in Albis al santuario della Madonna della Rosa, oltre alla festa del celeste patrono di Correggio, san Quirino vescovo e martire, alla quale l’Arciconfraternita partecipava al bacio del reliquiario del braccio[10]. Particolarmente raccomandata era la partecipazione alla funzione della Terza domenica del mese, dove i sodali partecipavano con i ceri alla benedizione eucaristica e alla processione col Sacramento internamente alla basilica, pratica tuttora osservata. Sul finire del Seicento, l’aumento delle proprietà e del numero di uffici sacri gestiti dalla confraternita rese necessario aumentare il numero dei massari, rispettivamente detti maggiore (eletto direttamente dall’assemblea plenaria) e minore (nominato dal priore, poi dai Vocali)[11]. Con l’aumento delle rendite, nel 1646 fu possibile ai confratelli erigere un proprio oratorio sovrastato da una camera ad uso magazzino sul lato sinistro della Basilica, in adiacenza alla Cappella del SS.mo Sacramento [allegato 4/a].  

L’Oratorio, dedicato alla Vergine sotto il titolo di Mater Amabilis, costituì il primo nucleo della Schola del Sacramento, un insieme di ambienti deputati alle pratiche religiose dei confratelli. Nel 1729 fu aggiunto il Camerone delle Congregazioni, un’ampia sala voltata all’interno della quale si tengono tutt’oggi le riunioni del Sodalizio41; nel 1755 fu realizzato il grande scalone ligneo ancora oggi esistente e sopra al Camerone trovò spazio la Camera del Massaro con l’attiguo Magazzino[12].

Per meglio corrispondere alle esigenze liturgiche, nel 1766, i canonici trasferirono l’altare del SS.mo Sacramento dall’abside di destra a quella di sinistra della basilica, cedendo la proprietà della cappella all’Arciconfraternita. Sul finire del XVIII secolo, contestualmente ai lavori eseguiti all’organo della basilica dal mantovano Luigi Montesanti (1757 – 1830), la volta della cappella del Sacramento fu alzata alla quota odierna e due anni più tardi fu rinnovato l’intero apparato decorativo della cappella a spese del Sodalizio. Altri lavori di abbellimento furono eseguiti nel corso dei decenni successivi, sia alla cappella sia all’oratorio, convogliando le numerose offerte provenienti dai devoti e dalle proprietà agricole.

All’interno dell’archivio arciconfraternale, tra i documenti riguardanti la vita del Sodalizio nell’ultimo quarto del Settecento, si conserva una breve cronaca storica, compilata nel 1782 per ordine del priore Vincenzo Parmiggiani dal notaio Giovanni Antonio Vicini di Correggio, segretario della confraternita. La memoria ripercorre tutte le principali tappe della storia della compagnia ponendo l’accento sulla naturale finalità di culto della medesima. Nella readazione di un simile documento (per noi preziosissimo per la conoscenza che gli Ufficiali della compagnia avevano della storia della medesima) possiamo identificare la necessità di porre al riparo l’Arciconfraternita dalle mire eversive di Ercole III d’Este, duca di Modena e principe di Correggio.

Infatti sul finire del XVIII secolo, sulla spinta delle teorie illuministe, molti stati europei avevano intrapreso una vasta serie di riforme dello stato sociale, dando vita alla pubblica assistenza ma a spese delle confraternite che nell’arco di pochi anni videro i loro beni incamerati nelle nuove istituzioni di carità e soppressi i loro oratori. Anche nei Domini estensi il mutato vento si stava abbattendo sui sodalizi laicali; emblematico è quanto accade il 27 settembre 1782, quando il conte brigadiere Vincenzo Fabrizi, governatore di Correggio, per volontà del ducale soppresse la Confraternita di Santa Maria della Misericordia, incamerandone i beni nella Congregazione di Carità.

Diversa sorte spettò all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento che, godendo di maggiori entrature presso la camera ducale, e non ultima, della protezione della Collegiata di San Quirino, poté salvare il suo cospicuo patrimonio e continuare a sostenere il culto eucaristico a Correggio. Tuttavia, la protezione dai canonici ben poco poté fare contro le leggi speciali emanate dal governo rivoluzionario della Repubblica Cisalpina: il 10 luglio 1798 funzionari provenienti da Reggio posero i sigilli all’oratorio e all’archivio confraternale, confiscando tutte le proprietà e i beni in possesso alla congrega[13]. La temporanea soppressione non impedì ai confratelli di continuare a partecipare ai riti sacri, sfidando apertamente il potere rivoluzionario, forti del lignaggio e dell’influenza politica di cui godevano molti sodali[14]. Infatti, differentemente da quanto accadde ad altri istituti presenti a Correggio, l’Arciconfraternita del Sacramento non si vide spogliare dei preziosi arredi liturgici, ne disperdere il prezioso archivio, ancora oggi eccezionale fonte di documentazione storica, in buona parte sconosciuta.

L’opera persuasiva adottata dai confratelli sulla amministrazione pubblica in seguito alla sconfitta delle truppe francesi da parte degli austriaci, consentì già nel maggio 1798 di ripristinare la confraternita e di riprendere il culto eucaristico, motivo per il quale al Sodalizio fu risparmiata una nuova soppressione nel 1806.

Non mancarono tuttavia anche le controversie, impegnando gli Ufficiali in complesse vertenze per difendere le ragioni dell’Arciconfraternita dinnanzi all’uno o all’altro tribunale. Degna di menzione è la controversia aperta nel 1819 da Isacco Sinigalia, ricco esponente della comunità israelitica locale, allorché decise di costruire una nuova sinagoga a ridosso delle absidi della Basilica di San Quirino, in adiacenza alla sede dell’Arciconfraternita[15].

La vertenza ebbe risvolti molto accesi e durò diversi mesi, coinvolgendo dapprima la Comunità, poi il Vescovo di Reggio ed infine la Camera Ducale, dove le ragioni dei confratelli ebbero la meglio sulle pretese del Sinigalia. Dalla vertenza l’Arciconfraternita uscì rafforzata, non solo per il naufragio del progetto di costruzione di una grande sinagoga a scapito della propria sede confraternale ma, soprattutto, per l’ottenimento di una importante fetta di terreno adiacente all’Oratorio che permise l’ampliamento dello stesso realizzato nel 1825-26.

A seguito della Restaurazione il Sodalizio conobbe una nuova primavera, incrementando il numero degli iscritti e ricevendo dapprima da papa Leone XII, nel 1828, poi dal beato Pio IX indulgenze e privilegi spirituali per l’Oratorio della Mater Amabilis[16].

Il 14 Maggio 1860 un'altra aggregazione, questa volta alla pia Arciconfraternita della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, eretta nella chiesa di Santa Maria in Moterrone, contribuì ad incrementare il già cospicuo patrimonio di indulgenze lucrabili dai sodali, per la propria anima e per quella dei fedeli defunti. Appare chiaro il tentativo messo in campo dall’Arciconfraternita del Sacramento di riaffermare il proprio prestigio, ricorrendo alla riconferma degli antichi privilegi e allacciando nuovi legami con le gerarchie Vaticane, in un frangente storico burrascoso per la cattedra di San Pietro come quello di quegli anni.

Grazie allo zelo profuso da eminenti figure quali il capitano Pompeo Martinetti e il capitano Antonio Bellelli, per anni rispettivamente priore e sindaco del sodalizio, al servo di Dio mons. Pietro Rota, giù confratello del Sacramento, divenuto poi Vescovo di Mantova e Arcivescovo titolare di Tebe, tutti strettamente legati ai romani pontefici, beato Pio IX e Leone XIII, di cui i due Ufficiali furono Camerieri onorari di Cappa e Spada (odierni Gentiluomini), l’Arciconfraternita riuscì a rafforzare il proprio ruolo sugli altri Sodalizi ancora attivi a Correggio, quali la Confraternita di San Sebastiano e la Pia Unione di Santa Maria della Misericordia. È corretto ritenere che la richiesta di attribuzione del titolo di Arciconfraternita da parte della compagnia risalga a quegli anni; infatti, se da un lato l’elevazione aveva come prerogativa la possibilità per il sodalizio di concedere aggregazioni, in molti casi l’appellativo rappresentava un semplice titolo d’onore rilasciato dal Sommo Pontefice a qualche pio sodalizio che ne avesse fatta domanda[17]. Questo spiegherebbe l’usanza confermata da diversi documenti della fine del XVIII secolo, di appellare con tale titolo la compagnia.

Negli Statuti la definizione di Arciconfraternita appare ufficialmente solo nella redazione del 1874, quando si procedette ad una revisione radicale dei capitoli congregazionali, adeguando la struttura dell’Arciconfraternita alle mutate esigenze. Ancora una volta la lungimiranza del priore Pompeo Martinelli permise all’Arciconfraternita di continuare a svolgere le proprie mansioni di culto liberamente, ponendola al riparo dalle leggi anticlericali post unitarie, giungendo indenne fino alla firma dei patti Lateranensi. Per i suoi indiscussi meriti alla sua alla morte, sopraggiunta il 4 giugno 1879, il capitano Pompeo Martinetti fu acclamato priore benemerito ed il suo nome ricordato in perpetuo dai confratelli.

Le riforme ecclesiastiche attuate a partire dal Concilio Ecumenico Vaticano II e la necessità di strutturare l’Arciconfraternita alle mutate strutture normative, non ultima la revisione del Concordato del 1984 con l’emanazione di un nuovo disciplinare per il riconoscimento giuridico delle confraternite, hanno reso necessario in questi ultimi anni, integrare lo Statuto del 1875, già parzialmente riformato nel 1948, recuperando dal primigenio testo del 1579, la figura della Priora (anche detta Prioressa)[18] , della Vice-Priora e dei Visitatori.

 

Ad oggi risultano ascritti all’Arciconfraternita del SS.mo Sacramento 85 sodali dei quali 37 uomini e 48 donne.

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[1] Archivio storico Notarile, Biblioteca comunale di Correggio, busta 515. Notaio Francesco Merli, filza unica 1498-1513, atto n. 503, Rep. 1010, p. 725, datato 22 dicembre 1511, Correggio. Don Giorgio del fu Giovanni de Matia de Provezano, cappellano dei signori conti Gian Francesco e Manfredo fratelli da Correggio dispone di esser sepolto nella chiesa di San Quirino se morirà a Correggio alla cui fabbrica lascia lire cinque di moneta reggiana. Alla Confraternita o Consorzio del Corpo di Cristo di Correggio lascia un appezzamento di terra posto nei Ronchi di San Prospero, il frutto della quale vuole che sia speso per la detta confraternita per ornamenti e luminarie della cappella del SS.mo Sacramento fatta e fondata nella chiesa predetta di San Quirino oltre ad un officio di suffragio da celebrarsi ogni anno per l’anima del conte Giovanni da Correggio, dello stesso don Giorgio e degli altri confratelli e per le anime dei defunti di detto Consorzio del Sacramento. Nel medesimo testamento sono annoverati anche altri lasciti alla Badia Cavana (oggi località San Michele Cavana - Lesignano dé Bagni, PR), alla chiesa di Santa Maria di Provezano (oggi Provazzano, PR), alla chiesa dei santi Giovanni e Paolo de Lazario, e ai fratelli. Erede universale il fratello Giovanni detto Yanes. Il testamento è rogato a Correggio nel vestibolo del Palazzo dei signori Gian Francesco e Manfredo da Correggio, presenti don Battista Cancellieri, Ludovico Negromonti, Francesco Armani, Cristoforo Ricci (?), Gian Giacomo Testi (?), Donato Brusa da Varese, cuoco.

[2] Ibidem, atto n. 505, Rep. 1010, p. 733, datato 24 dicembre 1511, Correggio. Giovan Battista Lusetti di villa San Prospero vende a Giacomo del fu Cristoforo Gianotti (de Janotis) massaro del Consorzio o Confraternita del Corpo di Cristo eretta nella chiesa di San Quirino di Correggio una piccola pezza di terra posta nei Ronchi di San Prospero, di 36 tavole di terra, per 6 lire, 4 soldi e 6 denari. Il prezzo pattuito viene pagato in una quantità di fave che messer Giacomo aveva ricevuto da don Giorgio de Pariete a favore della Confraternita. L’atto è rogato in Correggio all’ingresso della casa del signor Ascanio Merli, presenti mastro Donato del fu Stefano Brusa da Varese, cuoco e Ambrogio del fu Antonio Gastaldi, testi.

[3] Archivio capitolare della Basilica Collegiata dei Santi Quirino e Michele Arcangelo, Bolle e brevi papali.

Secondo una prassi consolidata, la Santa Sede era solita confermare l’erezione canonica di una Confraternita attraverso un atto di collazione della richiedente alla corrispettiva Arciconfraternita romana. Pertanto il decreto di istituzione del nuovo Sodalizio consisteva nella redazione in pubblica forma di una copia fedele della bolla d’erezione dell’Arciconfraternita madre la quale, munita di tutte le autentiche e dei sigilli apostolici, era così inviata alla Confraternita petente che in virtù di tale atto, otteneva l’erezione canonica. Nel 1538 il domenicano frà Tommaso Stella istituì una nuova Confraternita nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, che papa Paolo III approvò con bolla del 30 novembre 1539, perché servisse di modello alle altre che venivano sorgendo, elargendo a tutte speciali indulgenze e privilegi canonici.

[4] Dalla bolla di papa Paolo III d’istituzione della Confraternita del Corpo di Cristo: «Facciamo grazia e concediamo piena e libera facoltà, affinché cresca più ferventemente la devozione dei cristiani a un così salutare Sacramento e i cristiani siano stimolati più grandemente alla sua venerazione e ad esercitare simili opere di carità, che tutte e singole le altre Confraternite, istituite e da istituirsi in ogni luogo sotto la medesima invocazione del Corpo di Cristo, usino, si avvalgano e godano e possano usare, avvalersi e godere degli stessi privilegi, concessioni, indulgenze, facoltà, grazie ed indulti concesse da Noi e da concedersi a tale confraternita istituita nella chiesa della Minerva.»

[5] Li capituli, statuti et ordinationi della venerabile Compagnia del Santissimo Corpo di Cristo, posta nella Chiesa della Minerva della Città di Roma, in Roma per Steffano de Nicolinis de Sabio, 1542. Dalla lettura del primo statuto dell’Arciconfraternita madre di Santa Maria sopra Minerva si evince che il sodalizio romano era retto da un Cardinale Protettore e benefattore (Alessandro Cesarini nel 1539 e Giovan Domenico de Cupis nel 1542), da tre Amministratori, di cui due prelati e un laico; lo statuto contemplava anche la presenza di due Sindaci, di un consiglio detto “dei Tredici”, poiché composto da un membro per ciascun rione dell’Urbe, un camerlengo, tre Priore per dirigere le donne affiliate alla Compagnia e due Segretari. Lo statuto del 1542 riprende ampliamente il testo della bolla istitutiva di Paolo III del 1539, in particolare laddove si delinea l’origine stessa della compagnia: «…considerando adunque nuovamente alcuni cittadini romani et cortigiani, persone devote, il santissimo sacramento dell’Eucarestia, […] essere conservato nelle chiese parrocchiali di Roma son poco honore, et in luoghi vili et abietti, e quando si doveva portare per la Città a comunicare gli infermi, essere solito portarsi da un Cappellano solo senza alcun ornamento et reverentia […] Volendo altutto obuiare alli detti scandali, principalmente in questa Città, la quale per la beatissima sede di Pietro, e capo, madre et maestra di tutte le altre Città del mondo […] et per reprimere anchora la superba pazzia delli moderni heretici, li quali in questo tempo scelleratamente parlano contro esso Santissimo Sacramento […] hanno ordinato et istituito una compagnia ovvero confraternita di fedeli maschi e donne, sotto la invocatione di esso sacratissimo Corpo di Christo, nella chiesa della Minerva et hanno ottenuta la confirmatione di essa…» (carte A II e A III dello statuto). Altrettanto interessante è il capo Delle Donne della Compagnia all’interno del quale si riprende in più parti il contenuto della bolla papale: «Perché le Donne secondo la dottrina dell’Apostolo devono stare in casa, et ivi interrogare e loro mariti, ha piaciuto, che quelle Donne della Compagnia alle quali non è lecito per honestà andare vagando di qua et di la per la Città, quando udiranno il sono della campana di segno che si ha da portare il Sacramento a qualche infermo, con le ginocchie in terra dicendo un Pater nostro et una Ave Maria devotamente, così sodisfacciano, come se accompagnassero personalmente il santissimo Corpo di Christo…» (carta D IV dello statuto). La comunanza del decreto papale d’istituzione tra l’Arciconfraternita del Sacramento della Minerva e la sua affiliata correggese trova i suoi risvolti pratici nell’affinità di alcune parti degli statuti antichi. I Capitoli, et Statuti della Compagnia del Santissimo Sacramento, fatti l’anno 1579 con l’intervento dell’Illustrissimo Sig. Giberto Signore, e Conte di Correggio, pur nella loro generica differenza dagli omologhi romani, mantengono importanti analogie sia sul piano del governo del sodalizio sia per l’organizzazione dell’attività dei congregati. Come ha evidenziato Maddalena Nicolini nel importante saggio sugli statuti dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento di Correggio, l’antico testo statutario prevedeva che la compagnia disponesse di un Protettore, di norma il prevosto della Basilica Collegiata di San Quirino, e fosse retta da tre Ufficiali rispettivamente detti Priore, Sindaco e Massaro, in carica per un anno, rinnovabile più volte. Non manca il consiglio della compagnia detto “dei Vocali” stabilito in numero di dodici, oltre alle figure femminili della Prioressa e Viceprioressa e, non ultimi, i Visitatori, confratelli incaricati della cura spirituale dei sodali ammalati, favorendone frequenza ai sacramenti, pur nella loro condizione di contingenza.

 

[6] Sergio Ciroldi, Religione e cultura nel popolo correggese, in Il Correggio a Correggio. Protagonisti e luoghi del Rinascimento, catalogo dell’omonima mostra. Correggio, Palazzo Principi 04 ottobre 2008 – 25 gennaio 2009, p. 31.

[7] Archivio dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento di Correggio: Filza I, Memorie e Documenti, Capitoli e Statuti della Venerabile Arciconfraternita del SS.mo Sacramento stabiliti nel 1579, riformati in parte nel 1763 e con successive aggiunte fino al 1780.

[8] Archivio storico Notarile, Biblioteca comunale di Correggio, busta 201. Notaio Paolo Camellini, filza VIII 1612-1613, atto n. 95, datato 16 giugno 1612, Correggio. Girolamo di Federico Ravicio, canonico della Collegiata di San Quirino e Priore della Confraternita del Santissimo Corpo di Cristo esistente nella chiesa suddetta Collegiata, costituisce e ordina come Sindaco e procuratore speciale della Confraternita il signor Ludovico Sinistrelli di Correggio, dimorante a Roma, allo scopo di chiedere al Priore e agli altri Ufficiali dell’Arciconfraternita del Santissimo Corpo di Cristo della Minerva in Roma la conferma dell’aggregazione della Confraternita del Santissimo Corpo di Cristo di Correggio concessa dalla detta Arciconfraternita o altrimenti una nuova aggregazione con tutte le indulgenze impartite, i privilegi, gli onori e le dignità, preminenze e suffragi dei quali gode la suddetta Arciconfraternita. L’atto è rogato in Correggio nel Borgovecchio, nello studio della casa del notaio, alla presenza di don Alessandro Mainardi.

[9] Archivio dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento: Filza I, Memorie della V. Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, redatte nel 1782 dal priore Vincenzo Parmeggiani. Il fatto comprova lo stretto legame che univa la confraternita del Sacramento al culto verso il celeste patrono della città di Correggio, san Quirino vescovo di Siscia e martire nel 309 d. C. sotto le persecuzioni dei cristiani ordiante dall’imperatore Diocleziano.

[10] ibidem.

[11] ibidem.

[12] Archivio dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento: Filza I, Memorie della V. Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, redatte nel 1782 dal perito agrimensore Vincenzo Parmeggiani, priore dell’Arcionfraternita dal 1779 al 1783.

[13] Sergio Ciroldi, Religione e cultura nel popolo correggese, in Il Correggio a Correggio. Protagonisti e luoghi del Rinascimento, catalogo dell’omonima mostra. Correggio, Palazzo Principi 04 ottobre 2008 – 25 gennaio 2009, p. 31.

[14] Pietro Vellani, Cronaca di Correggio 1794 – 1829, vol. I (1794-1805), ed. della Società di Studi Storici di Correggio, Correggio 2011, p.169: «Adì 15 Luglio 1798. Questa mattina 3a domenica del mese, in cui a spese del Sacramento si faceva la processione col Santissimo, più di trenta devoti in torcia e senza cappa hanno accompagnato a sue spese il Sacramento, in luogo dei 6 confratelli, che portavano il baldacchino sotto cui stava il Sacerdote con Santissimo furono sostituiti i tre ex francescani Rossi, Garutti e Tosi, Don Paolo Rota, Don Antonio Saccozzi e Don Quirino Capretti. Giuseppe Morrotti però Confratello contro l’ordine e il volere del Prevosto volle portar la cappa per tal processione e non si fecero ciarle perché la funzione fù fatta per chiesa al solito».

[15] Cristian Borghi, L’università israelitica di Correggio. L’affare Sinigalia: cristianità e antisemitismo nella Correggio di inizio Ottocento, in Correggio produce 1997.

[16]Archivio dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento: Filza V, Brevi e Bolle Pontificie.

[17] Dizionario Treccani Lingua italiana, Confraternite, vol. IV.

[18] Archivio dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento di Correggio: Filza I, Memorie e Documenti, Capitoli e Statuti della V. Arciconfraternita del SS.mo Sacramento stabiliti nel 1579, riformati in parte nel 1763 e con successive aggiunte fino al 1780.